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Pacchi postali con soprastampa falsa e originale

Circolano sul mercato filatelico, a mio parere provenienti dalla Germania, francobolli originali con soprastampe false. Mostro ai lettori dell’ ACS il valore da me bocciato appartenente alla serie del 1890 ...

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Pontificio ancora falsi

Da Roma tre esemplari di Pontificio sottopostimi a verifica e bocciati come falsi: Esemplare da Cent. 40 , non dentellato, falso perché rappresenta la posizione 10 del pannello di destra dei ...

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Tariffario (in vigore)

Tariffario (in vigore)

Vi mettiamo a disposizione due utili documenti. Per scaricarli, cliccate sul loro titolo. Lettera d'incarico per perizia Avvertenze importanti per le perizie filateliche   GLI  ONORARI PROFESSIONALI per  la verifica dei  francobolli e della storia ...

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Biografia

Mario Merone nasce a Sant'Anastasia (Napoli) il 1938. Sposato, senza figli, ha dedicato la sua vita lavorativa  all'ingegneria civile sia da libero professionista sia da imprenditore edile. A ...

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Province Napoletane con Varietà di riporto

Busta per lettera, terzo porto, da Napoli, 27 settembre 1861, per Mammola, affrancata con 2 grana, tre esemplari, Province Napoletane, celeste, riporti secondo, settimo e decimo. I riporti sono le varietà che si riscontrano nei francobolli delle Province Napoletane. Infatti ciascun foglio di 50 valori era formato da 5 blocchi riporto di 10 esemplari. Ciascuna unità del blocco aveva caratteristiche diverse. L’annullo di Napoli è senza anno.

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Una bella lettera di primo porto da Roccarasa, 1 febbraio 1862, per Città di Penne, affrancata con 2 grana, Province Napoletane, azzurro, quarto riporto. Il francobollo mostra una falla di stampa sotto la Croce alta a destra e la lettera G di grana spezzata.

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La fascetta per giornali, completa, fu affrancata con mezzo tornese, Province Napoletane,verde giallo chiaro, nono riporto.

 

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Ancora una lettera delle Province Napoletane, primo porto, da Napoli, 22 febbraio 1862, per Cerignola, affrancata con 2 grana, celeste, quinto riporto.

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La pillola filatelica del 1 novembre 2016

Noi Italiani abbiamo sempre detto: “Posta in arrivo”. Oggi, che è moda scimmiottare gli Inglesi, diciamo “Incoming mail“.

Da buon Italiano quale mi sento essere, vi mostro, avanti – retro, la busta per lettera che partì dalla Francia, via di mare, da Marsiglia il 26 gennaio 1860 e giunse a Napoli il giorno 30 gennaio.

La lettera fu portata dal piroscafo postale francese Pausilippe che, all’epoca, faceva servizio sulla linea indiretta d’Italia da Marsiglia a Malta e ritorno. L’affrancatura, all’epoca, non era obbligatoria. La lettera, schiava, fu tassata a Napoli per 24 grana. Quale segno di tassazione della lettera proveniente dall’estero, si appose l’ovale a doppio contorno con la dicitura AGDP, Amm.ne Gen.le delle Poste

Al verso fu apposto l’ovoide con la dicitura su due righe “Napoli Servizio – Estero per Marsiglia “

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Un vero delitto filatelico

Giunge ai giorni nostri questo frammento di lettera spedito da Roma l’Aprile 1861 per Buenos Ayres affrancato con coppia del 7 baj, azzurro, annullata con la griglia di Roma.

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Il frammento faceva parte della lettera inviata da Roma nei Paesi d’Oltremare per la via d’Inghilterra e obbligatoriamente doveva essere affrancata, se di primo porto, per 38 baiocchi fino al porto di sbarco. La lettera fu trasportata per via di mare fino a Marsiglia, da Civitavecchia, con i piroscafi postali francesi. Fu fatta proseguire per via di terra fino a Londra e da Liverpool raggiunse, con i piroscafi transatlantici, Buenos Ayres. Necessariamente sulla parte mancante vi erano i bolli di arrivo e le tassazioni applicate dallo sbarco fino alla destinazione. Un cimelio storico perduto per sempre.

Da Roma, 29 marzo 59, per Bordeaux per via di mare

da Roma a Bordeaux001
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Posto, con i particolari dei bolli, questa graziosa lettera, avanti-retro, completa di testo, scritta a Roma il 28 marzo 1859 e postalizzata nella Capitale il giorno successivo per Bordeaux, dove giunse il giorno 3 aprile.
La lettera, affrancata con 6 baj, grigio verdastro, e con 7 baj, coppia orizzontale, azzurro, fu scambiata con la Francia per la via di mare con bastimenti di commercio e in pacchi chiusi. Tra le due Amministrazioni postali, Stato Pontificio e Francia, esisteva la Convenzione postale firmata l’1 aprile 1853 che entrò in vigore il 7 giugno successivo con Notificazione del Cardinale Antonelli. Lo scambio tra le Amministrazioni prevedeva che il peso della lettere fosse di grammi 7 e mezzo per singolo porto e che la tariffa, per il primo porto, fosse di cent. 65 dei quali 45 erano a favore della Francia e 20 a favore dello Stato pontificio. A tanto bisognava aggiungere ancora altri 35 cent., se la lettera era spedita per via di mare. Questo ulteriore importo andava alla Amministrazione che eseguiva il trasporto. Il totale dei centesimi, 100, corrispondevano ad 1 franco francese che era equivalente a 20 baiocchi dello Stato Pontificio.
Per la corrispondenza inviata per la via di mare, tra le due amministrazioni, i conteggi venivano fatti ogni tre mesi. Il Regolamento conseguente alla Notificazione del Cardinale Antonelli, firmato il 31 agosto del 53, riportava che gli uffici di Parigi e Marsiglia scambiavano la corrispondenza con gli uffici di Roma e Civitavecchia se la stessa veniva inviata con i bastimenti de LA Compagnie des Messageries Maritimes. Se, invece, la corrispondenza era inviata con i bastimenti di commercio, il solo ufficio di Marsiglia scambiava con l’ufficio di Civitavecchia.
La lettera in esame fu inviata a Marsiglia, in plico chiuso, a spese dell’Amministrazione pontificia e venne appoggiato ai vapori della linea diretta Napoli- Civitavecchia – Marsiglia che era gestita dalla Compagnia dei Vapori Napoletani.
Su questa linea le Poste Pontificie adottarono il timbro con la dicitura Civitavecchia/ Bastimenti di Commercio racchiusa in un cerchio che applicarono, a Roma, sulle buste in partenza.
da Roma a Bordeaux bastimento di commercio005 Civitavecchia Bastimenti001

Sulla fronte della missiva apposero anche il timbrino P.D., in cartella rettangolare, a dimostrazione che per la lettera, spedita in plico chiuso, era stato pagato l’intero importo fino a destinazione.
da Roma a Bordeaux bollo PD006

Per la spedizione delle corrispondenze dirette a Marsiglia e nei dintorni francesi le Poste Pontificie utilizzarono in preferenza i bastimenti di commercio, mentre si avvalsero dell’ausilio dei battelli delle Messageries Maritimes per l’invio della corrispondenza che doveva proseguire per la la Gran Bretagna e /o l’oltremare.
Infine per l’inoltro della corrispondenza con i vapori di Commercio napoletani sulla linea diretta, a Marsiglia si utilizzò il timbro ottagonale, impresso con inchiostro azzurro,
da Roma a Bordeaux bollo ottogonale004

mentre sulla corrispondenza inviata con i postali francesi de la Compagnie des Messageries Maritimes l’ufficio di Marsiglia utilizzò un timbro a doppio cerchio impresso con inchiostro rosso.
doppio cechio rosso

Dell’importo che affrancò la corrispondenza l’ufficio di Roma pagò il valore di 2 baj. al Capitano del bastimento di commercio mentre gli ulteriori 18 baiocchi furono destinati allo Stato pontificio.
Al verso vi sono i bolli di transito e di arrivo nel territorio francese.

La Posta Pneumatica Italiana nel periodo ” Floreale” – Il servizio nella Città di Napoli

Come presentare ad una Manifestazione filatelica la Storia postale di un argomento in  1 quadro di 12 fogli?  L’argomento scelto calza ad esempio ai collezionisti che volessero cimentarsi in queste manifestazioni. Preciso che il quadro finora non è mai stato esposto e, appena raggiungerà  un apprezzabile valore di medaglia a livello nazionale,  sarà portato a 16 fogli e parteciperà a qualche esposizione mondiale.                                                                                                                                                                                                                                       Posta pneumatica001 Posta pneumatica002 Posta pneumatica003 Posta pneumatica004 Posta pneumatica005 Posta pneumatica006 Posta pneumatica007 Posta pneumatica008  Posta pneumatica009 Posta pneumatica010 Posta pneumatica011 Posta pneumatica012

Rarità degli ASI, delle Colonie Italiane e del Regno d’Italia

Del territorio dell’Oltre Giuba, ceduto dall’Inghilterra all’Italia , i due rari valori, emessi nel novembre 1925, per il Giubileo del Re, il rarissimo 60 cent., carminio, e 1 lira, azzurro, dentellatura 13½, senza linguella e con gomma originale integra.

Oltre Giuba - Giubileo del Re001

Continua la vetrina delle rarità. Oggi mostro  il primo valore emesso da Costantinopoli su francobolli d’Italia soprastampato 10 para su 5 centesimi, Leoni, verde. Trattasi del primo valore della prima emissione locale. La soprastampa ha caratteri diversi ed il catalogo Sassone degli Uffici postali all’estero lo riporta, per l’ufficio di Costantinopoli, alla voce 1b

Costantinopoli 10 para su 5 verde nuovo001

 

Oggi mostro una perla già nota ai collezionisti di Toscana:  il 9 crazie, bruno violaceo su grigio, coppia usata, catalogata dal Sassone al n. 8 –

Il francobollo, con difetti di stereotipo, fu emesso il giorno 1 luglio 1851. E’ l’Unica coppia della intera emissione, a me nota finora, senza filigrana.  E’ proprietà di borbone0.

Toscana001  Toscana002

 

 

Lettera da Ancona per Civitavecchia

Posto avanti – retro la lettera, stampa, inviata da Ancona il giorno 8 aprile 1849 per Civitavecchia.

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Appartiene alla collezione Isufaj. Mi è stato chiesto di certificarla. Questo è il certificato che rilascio e che da oggi accompagnerà la prestigiosa collezione alle varie manifestazioni filateliche della FIP e della FEPA alle quali parteciperà.

copia certificato001

 

 

Lo Svolazzo di Gaeta sul Regno di Napoli

A distanza di vent’anni ripropongo, riconsiderato in qualche parte,  l’articolo che scrissi per ” la Tribuna del Collezionista” allorché  ebbi la fortuna di acquistare da un noto commerciante, editore di cataloghi,  ad un convegno in Svizzera, l’unica lettera, parziale, a noi finora pervenuta con il bollo ” Svolazzo” di Gaeta, obliteratore dei francobolli del Regno di Napoli.

Gli annullatori a ” svolazzo ” furono ideati dall’Amministratore Generale delle Poste Federico Cervati e realizzati dall’incisore Luigi Porta. Questi ebbe l’incarico, nel giugno 1860, di incidere i 154 bolli, suddivisi, per forma e caratteri diversi, in sei serie distinte  di tipi.

Studiosi eminenti, tra essi Emilio e Alberto Diena, Enzo Vittozzi,  scrissero  molto su questi nuovi bolli annullatori, per cui non desidero dilungarmi  su questo argomento ma solo mostrarlo ai cultori di Storia Postale del Regno di Napoli per apportare il mio modesto contributo all’aggiornamento delle Officine di Posta che adoperarono gli annullamenti a “svolazzo”.

Che esistesse lo svolazzo di Gaeta lo suppose il Maestro Emilio Diena.  L’illustre figlio Alberto finalmente riuscì a trovare l’impronta ma su un  francobollo di Sardegna. Il Maestro Emilio, però, ritenne  che tale svolazzo, sebbene inciso, non fosse mai stato consegnato all’Officina di Posta di Gaeta. Nella sua lunga carriera di Perito non l’aveva, infatti, mai ritrovato obliterato su lettera.

In quel periodo Garibaldi , esaltato dai risultati della sua impresa, marciava su Napoli e costringeva Sua Maestà Francesco II a lasciare la Capitale il 6 settembre 1860, imbarcandosi sulla nave “MESSAGGERO”, con la consorte Maria Sofia ed una piccola scorta di cavalieri e dame, per far rotta su Gaeta dove già da luglio si era rifugiata la Regina vedova, Maria Teresa, con i Principini ed alcuni preti di corte.

Fecero da scorta alla nave reale alcune navi spagnole al comando di Bermùdez de Castro.

Fu quindi l’illustre Ing. Alberto Diena che ritrovò la lettera affrancata con 20 centesimi di Sardegna, quarta emissione, partita da Gaeta nel giugno 1861 per Brescia. Essa recava sul frontespizio il cerchio piccolo luogotenenziale di Gaeta ed il francobollo obliterato con lo “svolazzo”.

L’illustre Perito concluse che lo svolazzo, tipo 23, a carattere corsivo inglese, con la sola iniziale maiuscola, era sì stato ricevuto dall’ Officina di Posta di Gaeta ma che non era mai stato prima utilizzato a causa delle operazioni belliche. Il ritrovamento però aggiunse un ulteriore tassello allo studio degli annullamenti a “svolazzo” del Regno di Napoli ma non gli permise di fissare una precisa data della consegna del bollo annullatore all’Officina di Posta.

Maggiore fortuna non arrise al Caro, ed oggi compianto, Principe Giovanni Chiavarello né allo studioso Prof. Mario Rasile di Minturno che in vita aveva sempre ricercato gli annullamenti di Gaeta e del Circondario. Egli amaramente concluse: ” Non conosco per Gaeta l’annullato a svolazzo”.

Il fortunato mio ritrovamento mi da l’occasione di mostrare quanto è rimasto della parziale lettera spedita da Gaeta il 19 ottobre 1860 per Berna dove giunse, per via di mare, con i Piroscafi Postali Francesi.

Sul  fronte della lettera fu apposto, in azzurro, il bollo circolare di Gaeta, a grande dimensione, con fregi, mentre i francobolli, coppia orizzontale del 2 grana, prima tavola, e 5 grana, prima tavola, entrambi rosa brunastro, furono obliterati con lo ” svolazzo ” del tipo 23, nel colore nero.

Con il ritrovamento mi sovvennero le seguenti domande:

1) –  Se lo svolazzo del tipo 23 fu regolarmente consegnato all’Officina di Posta di Gaeta, come mai finora non ci è pervenuta alcuna lettera con i francobolli del Regno obliterati con siffatto annullamento?

2) – Come mai, con l’assedio di Gaeta, tale lettera superò le linee nemiche?

In riferimento alla prima domanda posso concludere  che il  bollo  ” svolazzo ” a  Gaeta venne  consegnato al locale ufficio di posta  ma  non mi consente di  precisare  la data di detta consegna. Posso, comunque, affermare che la consegna sia avvenuta  tra la metà e la fine del mese di agosto 1860.

All’epoca la corrispondenza da Gaeta era minima e  la grave situazione storica del momento non consentì  all’ufficiale postale il normale uso del bollo appena ricevuto. Va anche detto, inoltre, che Sua Maestà il Re il 7 settembre 1860 lasciò la Capitale e si rifugiò a Gaeta con le sue truppe. Anche molti notabili, tra i quali Caracciolo di San Vito e l’abate Eicholzer,  il Nunzio Apostolico, Monsignor Giannelli  e divensi Ministri, Bermùdez de Castro, il Cavaliere Frescobaldi, il principe Volkonskij ed altri, raggiunsero Gaeta.

Quivi erano accampati anche circa ventimila soldati e molti generali ed ufficiali superiori oltre un congruo numero di cavalli e muli. Molti, inoltre, erano i volontari, e tra questi molti svizzeri, che arrivavano per la difesa di Gaeta ed a sostegno della causa borbonica.

Le comunicazioni tra notabili e familiari avvenivano solo  a mezzo del telegrafo elettrico. La truppa non aveva comunicazioni con i propri familiari non soltanto per  la linea di fuoco esistente prima al Volturno, tra il 26 settembre 1860 e il 2 ottobre,  e successivamente al Garigliano,  ma anche perché tanto la truppa che gli ufficiali percepivano  a Gaeta soltanto il “soldo semplice” come paga con la promessa reale che la differenza di paga sarebbe stata loro data al termine della guerra.

I dispacci e i Proclami reali, oltre che con il telegrafo elettrico, dal 14 settembre 1860 furono riportati soltanto sulla ” Gazzetta di Gaeta “, unico Organo di comunicazione tra i Reali e la truppa.

Copie di questi giornali circolarono anche nella Capitale del Regno di Napoli. Esse furono portate da  alcuni soldati che, provenienti dal Nord, le avevano cucite nei propri pastrani  per attraversare le linee di fuoco nemiche. Non vi era altra via di comunicazione tra Gaeta e il resto del mondo nell’ottobre del 1860.

Ecco poi  la spiegazione alla seconda domanda.

Il 15 ottobre 1860  gettò l’ancora nella rada di Gaeta  l’éscadre d’évolution francese al comando del Vice Ammiraglio Le Barbier de Tinan e, sotto la sua protezione, anche diversi bastimenti commerciali francesi andavano e venivano per far evacuare la popolazione dalla cittadina e per trasportare merci. Ciò accadde per quasi un mese e mezzo.

Fu appunto con uno di questi  vapori francesi di commercio che un volontario approfittò per inviare comunicazioni sulla guerra in atto ai propri familiari che risiedevano a Berna in Svizzera  come è riportato all’interno della missiva e che mostro ai collezionisti studiosi della Storia dei Borboni.

La lettera arrivò a Marsiglia il 27 ottobre , doppio cerchio piccolo rosso, Italia-Marseille con data al centro. La lettera fu fatta proseguire fino a destinazione come attestatno le cifre di tassazione e detassazione manoscritte a penna. Peccato che dalla lettera sia stata rimossa la parte sinistra sulla quale senz’altro vi era applicato il 20 grana della serie borbonica obliterato con il solo svolazzo. A noi è pervenuta la parte essenziale che ne attesta l’uso nella cittadina.

Si avranno altri ritrovamenti? Ai posteri l’ardua sentenza. Fino ad oggi la lettera che ho mostrato è e resta l’unica testimonianza.

Essa, per la sua rarità assoluta,  ha rappresentato il pezzo più pregiato della collezione di Storia postale del Regno di Napoli di borbone0. L’insieme, in svariati anni,  è stato  esposto in mostre  filateliche internazionali  dove  sempre  ha  raggiunto il livello di medaglia d’oro.

Fra poco arriccherà  la specifica tematica ” Svolazzi ” del Regno di Napoli con la quale  il novello proprietario senz’altro raggiungerà eccellenti risultati  in campo filatelico  nazionale e mondiale.

da Salerno a Sanza

Lettera da Salerno per Sanza del 14 ottobre 1858, affrancata con tre valori del 2 grana. Accompagna la lettera un certificato del 2012 rilasciato da noto perito capitolino che descrive la lettera interessante per la affrancatura composta da valori gemelli di diverse tavole, il 2 grana, un esemplare, bordo di foglio in alto della prima tavola, rosa chiaro, e due esemplari, terza tavola, rosa brunastro. Il commerciante riporta la seguente descrizione: Busta con 2 gr., rosa chiaro, prima tavola n. 5 + 2 gr., rosa brunastro, terza tavola n. 7 (due esemplari, uno bordo di foglio in basso). La lettera di gran pregio, invece, fu affrancata con 2 grana del Regno di Napoli, prima tavola, rosa carminio, con ampio bordo di foglio in alto, non tosato, e due valori del 2 grana, seconda tavola, rosa mattone chiaro. Il primo valore in alto a sinistra, con notevole pli d’accordéon, occupa la posizione 200 del foglio e presenta la rara varietà di incisione mancanza della O di BOLLO e DE di DELLA libera da annullamento. Entrambi i valori della seconda tavola sono privi della macchiolina bianca sotto la N di NAPOLETANA.

   

 

 

Regno d’Italia 1930, P.A. -Crociera transatlantica del Generale Balbo,lire 7,70 celeste e grigio

Oggi è la giornata dei bolli falsi. Un amico, pennyred il suo nickname, con il quale da parecchio non ci sentiamo, dapprima chiede della mia salute e, continuando, mi fa sapere: “…..Alla mostra filatelica del 23/24 Ottobre a Firenze ho conosciuto il commerciante Sig. ……. che dice che la conosce. Le chiedo cortesemente un suo parere su questo  bollo (annullo).” Ecco la scansione dell’ esemplare del Regno d’Italia 1930,  Crociera transatlantica del Generale Balbo, lire 7,70  celeste e grigio.

Non mi resta che mostrare il  bollo con annullo originale per permettergli  di effettuare un raffronto e decidere se acquistarlo o meno.

Al commerciante, invece, suggerirei di vendere ai propri clienti affezionati soltanto bolli con annulli originali. I clienti sono la linfa vitale del commerciante. Se la linfa viene meno, la pianta secca e bisogna estirparla.