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Pacchi postali con soprastampa falsa e originale

Circolano sul mercato filatelico, a mio parere provenienti dalla Germania, francobolli originali con soprastampe false. Mostro ai lettori dell’ ACS il valore da me bocciato appartenente alla serie del 1890 ...

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Pontificio ancora falsi

Da Roma tre esemplari di Pontificio sottopostimi a verifica e bocciati come falsi: Esemplare da Cent. 40 , non dentellato, falso perché rappresenta la posizione 10 del pannello di destra dei ...

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Tariffario (in vigore)

Tariffario (in vigore)

Vi mettiamo a disposizione due utili documenti. Per scaricarli, cliccate sul loro titolo. Lettera d'incarico per perizia Avvertenze importanti per le perizie filateliche   GLI  ONORARI PROFESSIONALI per  la verifica dei  francobolli e della storia ...

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Biografia

Mario Merone nasce a Sant'Anastasia (Napoli) il 1938. Sposato, senza figli, ha dedicato la sua vita lavorativa  all'ingegneria civile sia da libero professionista sia da imprenditore edile. A ...

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Lettera da Ancona per Civitavecchia

Posto avanti – retro la lettera, stampa, inviata da Ancona il giorno 8 aprile 1849 per Civitavecchia.

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Appartiene alla collezione Isufaj. Mi è stato chiesto di certificarla. Questo è il certificato che rilascio e che da oggi accompagnerà la prestigiosa collezione alle varie manifestazioni filateliche della FIP e della FEPA alle quali parteciperà.

copia certificato001

 

 

Lo Svolazzo di Gaeta sul Regno di Napoli

A distanza di vent’anni ripropongo, riconsiderato in qualche parte,  l’articolo che scrissi per ” la Tribuna del Collezionista” allorché  ebbi la fortuna di acquistare da un noto commerciante, editore di cataloghi,  ad un convegno in Svizzera, l’unica lettera, parziale, a noi finora pervenuta con il bollo ” Svolazzo” di Gaeta, obliteratore dei francobolli del Regno di Napoli.

Gli annullatori a ” svolazzo ” furono ideati dall’Amministratore Generale delle Poste Federico Cervati e realizzati dall’incisore Luigi Porta. Questi ebbe l’incarico, nel giugno 1860, di incidere i 154 bolli, suddivisi, per forma e caratteri diversi, in sei serie distinte  di tipi.

Studiosi eminenti, tra essi Emilio e Alberto Diena, Enzo Vittozzi,  scrissero  molto su questi nuovi bolli annullatori, per cui non desidero dilungarmi  su questo argomento ma solo mostrarlo ai cultori di Storia Postale del Regno di Napoli per apportare il mio modesto contributo all’aggiornamento delle Officine di Posta che adoperarono gli annullamenti a “svolazzo”.

Che esistesse lo svolazzo di Gaeta lo suppose il Maestro Emilio Diena.  L’illustre figlio Alberto finalmente riuscì a trovare l’impronta ma su un  francobollo di Sardegna. Il Maestro Emilio, però, ritenne  che tale svolazzo, sebbene inciso, non fosse mai stato consegnato all’Officina di Posta di Gaeta. Nella sua lunga carriera di Perito non l’aveva, infatti, mai ritrovato obliterato su lettera.

In quel periodo Garibaldi , esaltato dai risultati della sua impresa, marciava su Napoli e costringeva Sua Maestà Francesco II a lasciare la Capitale il 6 settembre 1860, imbarcandosi sulla nave “MESSAGGERO”, con la consorte Maria Sofia ed una piccola scorta di cavalieri e dame, per far rotta su Gaeta dove già da luglio si era rifugiata la Regina vedova, Maria Teresa, con i Principini ed alcuni preti di corte.

Fecero da scorta alla nave reale alcune navi spagnole al comando di Bermùdez de Castro.

Fu quindi l’illustre Ing. Alberto Diena che ritrovò la lettera affrancata con 20 centesimi di Sardegna, quarta emissione, partita da Gaeta nel giugno 1861 per Brescia. Essa recava sul frontespizio il cerchio piccolo luogotenenziale di Gaeta ed il francobollo obliterato con lo “svolazzo”.

L’illustre Perito concluse che lo svolazzo, tipo 23, a carattere corsivo inglese, con la sola iniziale maiuscola, era sì stato ricevuto dall’ Officina di Posta di Gaeta ma che non era mai stato prima utilizzato a causa delle operazioni belliche. Il ritrovamento però aggiunse un ulteriore tassello allo studio degli annullamenti a “svolazzo” del Regno di Napoli ma non gli permise di fissare una precisa data della consegna del bollo annullatore all’Officina di Posta.

Maggiore fortuna non arrise al Caro, ed oggi compianto, Principe Giovanni Chiavarello né allo studioso Prof. Mario Rasile di Minturno che in vita aveva sempre ricercato gli annullamenti di Gaeta e del Circondario. Egli amaramente concluse: ” Non conosco per Gaeta l’annullato a svolazzo”.

Il fortunato mio ritrovamento mi da l’occasione di mostrare quanto è rimasto della parziale lettera spedita da Gaeta il 19 ottobre 1860 per Berna dove giunse, per via di mare, con i Piroscafi Postali Francesi.

Sul  fronte della lettera fu apposto, in azzurro, il bollo circolare di Gaeta, a grande dimensione, con fregi, mentre i francobolli, coppia orizzontale del 2 grana, prima tavola, e 5 grana, prima tavola, entrambi rosa brunastro, furono obliterati con lo ” svolazzo ” del tipo 23, nel colore nero.

Con il ritrovamento mi sovvennero le seguenti domande:

1) –  Se lo svolazzo del tipo 23 fu regolarmente consegnato all’Officina di Posta di Gaeta, come mai finora non ci è pervenuta alcuna lettera con i francobolli del Regno obliterati con siffatto annullamento?

2) – Come mai, con l’assedio di Gaeta, tale lettera superò le linee nemiche?

In riferimento alla prima domanda posso concludere  che il  bollo  ” svolazzo ” a  Gaeta venne  consegnato al locale ufficio di posta  ma  non mi consente di  precisare  la data di detta consegna. Posso, comunque, affermare che la consegna sia avvenuta  tra la metà e la fine del mese di agosto 1860.

All’epoca la corrispondenza da Gaeta era minima e  la grave situazione storica del momento non consentì  all’ufficiale postale il normale uso del bollo appena ricevuto. Va anche detto, inoltre, che Sua Maestà il Re il 7 settembre 1860 lasciò la Capitale e si rifugiò a Gaeta con le sue truppe. Anche molti notabili, tra i quali Caracciolo di San Vito e l’abate Eicholzer,  il Nunzio Apostolico, Monsignor Giannelli  e divensi Ministri, Bermùdez de Castro, il Cavaliere Frescobaldi, il principe Volkonskij ed altri, raggiunsero Gaeta.

Quivi erano accampati anche circa ventimila soldati e molti generali ed ufficiali superiori oltre un congruo numero di cavalli e muli. Molti, inoltre, erano i volontari, e tra questi molti svizzeri, che arrivavano per la difesa di Gaeta ed a sostegno della causa borbonica.

Le comunicazioni tra notabili e familiari avvenivano solo  a mezzo del telegrafo elettrico. La truppa non aveva comunicazioni con i propri familiari non soltanto per  la linea di fuoco esistente prima al Volturno, tra il 26 settembre 1860 e il 2 ottobre,  e successivamente al Garigliano,  ma anche perché tanto la truppa che gli ufficiali percepivano  a Gaeta soltanto il “soldo semplice” come paga con la promessa reale che la differenza di paga sarebbe stata loro data al termine della guerra.

I dispacci e i Proclami reali, oltre che con il telegrafo elettrico, dal 14 settembre 1860 furono riportati soltanto sulla ” Gazzetta di Gaeta “, unico Organo di comunicazione tra i Reali e la truppa.

Copie di questi giornali circolarono anche nella Capitale del Regno di Napoli. Esse furono portate da  alcuni soldati che, provenienti dal Nord, le avevano cucite nei propri pastrani  per attraversare le linee di fuoco nemiche. Non vi era altra via di comunicazione tra Gaeta e il resto del mondo nell’ottobre del 1860.

Ecco poi  la spiegazione alla seconda domanda.

Il 15 ottobre 1860  gettò l’ancora nella rada di Gaeta  l’éscadre d’évolution francese al comando del Vice Ammiraglio Le Barbier de Tinan e, sotto la sua protezione, anche diversi bastimenti commerciali francesi andavano e venivano per far evacuare la popolazione dalla cittadina e per trasportare merci. Ciò accadde per quasi un mese e mezzo.

Fu appunto con uno di questi  vapori francesi di commercio che un volontario approfittò per inviare comunicazioni sulla guerra in atto ai propri familiari che risiedevano a Berna in Svizzera  come è riportato all’interno della missiva e che mostro ai collezionisti studiosi della Storia dei Borboni.

La lettera arrivò a Marsiglia il 27 ottobre , doppio cerchio piccolo rosso, Italia-Marseille con data al centro. La lettera fu fatta proseguire fino a destinazione come attestatno le cifre di tassazione e detassazione manoscritte a penna. Peccato che dalla lettera sia stata rimossa la parte sinistra sulla quale senz’altro vi era applicato il 20 grana della serie borbonica obliterato con il solo svolazzo. A noi è pervenuta la parte essenziale che ne attesta l’uso nella cittadina.

Si avranno altri ritrovamenti? Ai posteri l’ardua sentenza. Fino ad oggi la lettera che ho mostrato è e resta l’unica testimonianza.

Essa, per la sua rarità assoluta,  ha rappresentato il pezzo più pregiato della collezione di Storia postale del Regno di Napoli di borbone0. L’insieme, in svariati anni,  è stato  esposto in mostre  filateliche internazionali  dove  sempre  ha  raggiunto il livello di medaglia d’oro.

Fra poco arriccherà  la specifica tematica ” Svolazzi ” del Regno di Napoli con la quale  il novello proprietario senz’altro raggiungerà eccellenti risultati  in campo filatelico  nazionale e mondiale.

da Salerno a Sanza

Lettera da Salerno per Sanza del 14 ottobre 1858, affrancata con tre valori del 2 grana. Accompagna la lettera un certificato del 2012 rilasciato da noto perito capitolino che descrive la lettera interessante per la affrancatura composta da valori gemelli di diverse tavole, il 2 grana, un esemplare, bordo di foglio in alto della prima tavola, rosa chiaro, e due esemplari, terza tavola, rosa brunastro. Il commerciante riporta la seguente descrizione: Busta con 2 gr., rosa chiaro, prima tavola n. 5 + 2 gr., rosa brunastro, terza tavola n. 7 (due esemplari, uno bordo di foglio in basso). La lettera di gran pregio, invece, fu affrancata con 2 grana del Regno di Napoli, prima tavola, rosa carminio, con ampio bordo di foglio in alto, non tosato, e due valori del 2 grana, seconda tavola, rosa mattone chiaro. Il primo valore in alto a sinistra, con notevole pli d’accordéon, occupa la posizione 200 del foglio e presenta la rara varietà di incisione mancanza della O di BOLLO e DE di DELLA libera da annullamento. Entrambi i valori della seconda tavola sono privi della macchiolina bianca sotto la N di NAPOLETANA.

   

 

 

Regno d’Italia 1930, P.A. -Crociera transatlantica del Generale Balbo,lire 7,70 celeste e grigio

Oggi è la giornata dei bolli falsi. Un amico, pennyred il suo nickname, con il quale da parecchio non ci sentiamo, dapprima chiede della mia salute e, continuando, mi fa sapere: “…..Alla mostra filatelica del 23/24 Ottobre a Firenze ho conosciuto il commerciante Sig. ……. che dice che la conosce. Le chiedo cortesemente un suo parere su questo  bollo (annullo).” Ecco la scansione dell’ esemplare del Regno d’Italia 1930,  Crociera transatlantica del Generale Balbo, lire 7,70  celeste e grigio.

Non mi resta che mostrare il  bollo con annullo originale per permettergli  di effettuare un raffronto e decidere se acquistarlo o meno.

Al commerciante, invece, suggerirei di vendere ai propri clienti affezionati soltanto bolli con annulli originali. I clienti sono la linfa vitale del commerciante. Se la linfa viene meno, la pianta secca e bisogna estirparla.

 

Repubblica Italiana 1954, pacchi postali, lire 1000, cavallino e cifra, oltremare, falso

E’ giusto lamentarsi se oggi il mercato filatelico dei francobolli sciolti non tira? E’ l’abitudine di alcuni commercianti e/o pseudo tali, i quali però, non vogliono ammettere che spesso taluni fra loro, pur vendendo a caro prezzo, cedono a collezionisti delle vere e proprie patacche, corredati da falsi certificati, che fanno passare per originali. Oggi è il caso del francobollo della Repubblica Italiana, pacchi postali, cavallino e cifra del 1954, oltremare, che ho appena bocciato. Per esso ho rilasciato il seguente CERTIFICATO NEGATIVO. Vi è anche il certificato del compianto Principe  Giovanni Chiavarello, falso naturalmente.

Repubblica Romana 1849

 

Al pregevole documento della 1^ Guerra d’Indipendenza, fa seguito la lettera che descrive la vita postale e storica del breve periodo della nostra Storia noto come “Repubblica Romana del 1849” che bella mostra avrebbe fatto tra le gemme esposte nelle sale del Quirinale. La lettera parte da Livorno il 3 maggio 1849 per Bologna dove arriva due giorni dopo. Vi è anche la certificazione che rilascerò la entrante settimana.

      

Prima Guerra d’Indipendenza

Cento gemme della filatelia italiana alla mostra filatelica allestita nelle splendide sale del Quirinale sono sufficienti a rappresentare La Grande guerra? Alcune altre, anche non richieste, avrebbero ben figurato ed avrebbero rappresentato ai cultori della Storia postale altri periodi storici sia della Prima Guerra d’Indipendenza che la vita postale e storica del breve periodo della nostra Storia noto come “Repubblica Romana del 1849”
Ritengo giusto che i cultori della Storia postale ammirino alcune di quest’ultime gemme che fanno bella mostra nelle collezioni private. Per tali motivi, con il permesso del proprietario Dottoressa Djana Isufaj , presento, per oggi, la splendida e rara lettera che il militare Giuseppe Delevery di Valleggia, con le ferite riaperte per la lunga marcia, ed in procinto di andare nel Piemonte, da Piacenza, il giorno 1 agosto 1848, inviava alla sorella Marchesa Angiola Gualterio a Roma. Sulla sopraccoperta il raro bollo Regia Posta Militare Sarda, in colore nero e senza numero, che era in dotazione alla 2ªDivisione Riserva dell’Esercito Piemontese. Il documento, di gran pregio, è, a mio avviso, una rarità del settore e l’unico, per quanto mi risulta, che sia stato spedito da Piacenza per lo Stato Pontificio.
Con l’occasione mi permetto mostrare anche il certificato che dalla prossima settimana accompagnerà, alle varie manifestazioni nazionali e mondiali, il raro documento

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Una vera chicca

Tra le tante cose di niun valore che sovente amiamo postare, mi piace farvi vedere una vera chicca. Trattasi di una lettera inviata da Torino il 22 giugno 1855 per Genova  La lettera fu affrancata con due valori, il 20 cent., indaco, e il 40 cent., rosso mattone chiaro, della terza emissione della Sardegna.Entrambi i valori furono obliterati con l’annullatore Poste Ambulanti tra Torino e Genova (2)/ data. Preciso che il primo ambulante postale italiano fu istituito dal Regno di Sardegna il 1° Giugno 1855 e faceva servizio ferroviario fra Torino e Genova. Caratterizzavano il bollo i numeri (1) e (2) a secondo che la tratta percorsa fosse in andata o in ritorno.
L’ambulante postale, in entrambi i casi, dipendeva dalla direzione postale di Genova.

La lettera fu consegnata al destinatario il giorno successivo, annullo ad un cerchio di Genova al verso.
La lettera è di terzo porto, del peso da 15 a 22 grammi e mezzo perché la Convenzione postale n. 499 del 10 febbraio 1855, all’art. 2, per le spedizioni fuori dal distretto d’impostazione così riportava le progressioni: Primo porto, peso fino a grammi sette e mezzo, Cent. 20 ; Secondo porto, peso da grammi sette e mezzo a 15, Cent. 40 ; Terzo porto, peso da grammi 15 a 22 e mezzo, Cent. 60
Tra le poche affrancature pluricolori della 3^ emissione e di gran pregio. Reca le sigle di Emilio e Enzo Diena, di Chiavarello e la mia.

Parma – Governo Provvisorio, 5 centesimi, usato. Originale o falso?

Mostro, avanti-retro, il bollo usato degli ASI, 5  centesimi, verde giallo, del Governo Provvisorio del Ducato di Parma.

  

Il bollo è originale e occupa la posizione 23 nel foglio di 60 valori. Al verso, sulla parte centrale destra, presenta una zona assottigliata. I cataloghi specializzati lo riportano, usato, come una delle grandi rarità di settore.

La bollatura, però, è originale?

Il raro annullo di Bardi e soprattutto la sua alta quotazione hanno richiamato  subito la mia attenzione obbligandomi anche  a dedicare molto tempo al suo studio.

Bardi, un piccolo paese collinare, a 45 km da Fiorenzuola d’Arda, nell’alta valle del Ceno, posto alla confluenza dei torrenti Ceno e Noveglia, all’epoca apparteneva alla Provincia di Piacenza e non aveva un proprio ufficio postale che, dai cataloghisti specializzati viene riportato aperto nel 1860 ma del timbro esistente in questo ufficio non si fa menzione ed anzi esplicitamente si riporta utilizzato solo su bolli di Sardegna e del Regno d’Italia.

Parliamo di un ufficio postale di nuova costituzione che, con altri 44, ricevette solo nel 1861 un bollo annullatore piccolo a doppio cerchio con rosetta, utilizzato su bolli di Sardegna e del Regno d’Italia.

Il nostro bollo, invece, porta la timbratura ad un cerchio piccolo con il nome della località in alto e data al centro, 5 gennaio 1860.

Se, quindi, il timbro fosse originale ci troveremmo al cospetto di una primissima data d’uso.

Ma il bollo postato è originale? Il bollo in esame senz’altro non è zincografico e l’inchiostro è oleoso. Possiamo perciò escludere che il timbro sia stato posto sul bollo in tempi recenti.

Non esiste, però, alcuna documentazione dalla quale si rilevi  che a questo ufficio postale venne distribuito il tipico annullatore a cerchio piccolo con data ed anzi i bullettini dell’epoca riferiscono solo  della distribuzione del doppio cerchio piccolo simile all’impronta dell’ufficio sardo.

Per completezza d’indagine ho anche confrontato  i caratteri del bollo in esame con altri, che mostro,  dello stesso periodo. Il confronto mi ha lasciato perplesso.

D’altra parte preciso anche che, parlando dei primissimi giorni d’uso e con un timbro nuovo di zecca, questa bollatura avrebbe dovuto presentarsi nitida e con le lettere intere e bene impresse.

Invece la D e la I  di Bardi non soltanto già si presentano deteriorate ma anche le caratteristiche dimensionali di Gen e 60 sono nettamente diverse  sui due bolli.

 

 

Per tutti i motivi menzionati boccio convintamente l’originalità del bollo nell’insieme  e decido anche di pubblicizzarlo perché altri miei colleghi ne prendano cognizione e non cadano, in seguito, nell’errore  di certificarne l’originalità.

 

 

Una piccola gemma filatelica

EccoVi, avanti-retro, l’involucro esterno di busta, contenente l’invito dell’Aiutante di Campo di S.A.R. il Duca di Pistoia, inviato per Espresso al Capitano Adolfo Appierto il 9 novembre 1934.

    

Esso mostra l’unico caso in cui, durante l’intero periodo del  Regno d’Italia, una lettera potesse essere inviata completamente in franchigia anche per il servizio accessorio.

Godevano infatti della franchigia, agli inizi del 1900, le persone della Real Casa per le quali era d’obbligo applicare sulla corrispondenza il bollo ovale riportante al centro il nome del dignitario ed in alto le parole Regie Poste.

Bisogna però arrivare  al 16 novembre 1921  quando fu emanato il R.D. n. 1825 che regolava non soltanto le norme sulla franchigia postale ma precisava anche le persone alle quali tale franchigia spettasse e alle quali venne fornito il contrassegno ovale con l’indicazione del casato e del titolo nobiliare.

Soltanto a far data dal 1927 anche del servizio accessorio Espresso venne estesa l’esenzione.

Impreziosisce l’insieme il cartellino mod. 24 del 1925, in colore verdino,  in cui la dicitura ESPRESSO  è in carattere bastone mentre EXPRE’S è in carattere Bodoniano. Lo stesso cartellino fu annullato con  il bollo violetto ” Casa Militare di S.A.R.il Duca di Pistoia”.